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Ricchi come siamo di beni e di risorse materiali, i nostri criteri di successo sono quasi indissolubilmente legati con l’avidità dell’acquisto. I mezzi di cui viviamo sono realmente meravigliosi e tuttavia qualcosa manca. Abbiamo imparato a volare nell’aria come uccelli e a nuotare nel mare come pesci, ma non abbiamo appreso la semplice arte di vivere insieme come fratelli. La nostra abbondanza non ci ha portato né pace della mente né serenità dello spirito. Uno scrittore orientale ha ritratto candidamente il nostro dilemma:

"Voi chiamate le vostre migliaia di invenzioni materiali macchine per risparmiare lavoro, eppure siete sempre indaffarati. Col moltiplicarsi delle vostre macchine, voi divenite sempre più stanchi, ansiosi, nervosi, insoddisfatti. Qualunque cosa abbiate, volete di più, e dovunque siate, volete andare altrove. Avete una macchina per scavare per voi il materiale greggio… una macchina per lavorarlo… una macchina per trasportarlo… una macchina per spazzare e spolverare, una per portare messaggi, una per scrivere, una per parlare, una per cantare, una per recitare in teatro, una per votare, una per cucire... e un centinaio di altre per fare un centinaio di altre cose per voi, eppure siete gli uomini più nervosamente affaccendati del mondo... Le vostre invenzioni non sono né macchine per risparmiare il tempo né per salvare l’anima. Sono tanti acuti sproni che vi incalzano ad inventare altre macchine e a fare altri affari".

Noi non possiamo sfuggire all’accusa. I mezzi di cui viviamo si sono lasciati indietro i fini per i quali viviamo. Il nostro potere scientifico ha sorpassato il nostro potere spirituale. Noi abbiamo guidato bene i missili e guidato male gli uomini. Come il ricco dell’antichità, abbiamo stoltamente minimizzato l’interiorità della nostra vita nei mezzi di vita. Non troveremo pace nella nostra generazione finché non apprenderemo di nuovo che "la vita di un uomo non consiste nell’abbondanza delle cose che egli possiede", ma in quei tesori interiori dello spirito che "il ladro non può rubare né il tarlo corrodere".

La nostra speranza di una vita creativa sta nella nostra capacità di ristabilire i fini spirituali della nostra vita nel carattere personale e della giustizia sociale. Senza questo risveglio spirituale e morale, noi distruggeremmo noi stessi col cattivo uso dei nostri stessi strumenti.

Martin Luther King

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