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Pane per Betlemme

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A Betlemme - Beit Lehem significa "casa del pane" - dall’inizio della nuova intifada i Salesiani distribuiscono ogni giorno a oltre 500 famiglie il pane prodotto nel loro forno.

Dopo un anno di scontri quotidiani, la popolazione palestinese che sopravvive in aree isolate, in stato d’assedio, è ridotta alla fame e alla disperazione. Già dai primi mesi di scontri l’impatto è stato distruttivo e le conseguenze palesemente visibili. Basti pensare alla chiusura delle strade e delle vie di comunicazione: le barriere fisiche imposte hanno provocato chiusure interne ed esterne sia lungo le strade di collegamento tra i villaggi e le città palestinesi, sia verso Israele e gli altri Paesi. La limitazione della mobilità genera gravi conseguenze in termini sociali ed economici. Il blocco dei porti e degli aeroporti rende difficile l’arrivo di materie prime e non consente la regolare uscita di prodotti palestinesi destinati all’estero: gli scambi di prodotti in entrata e in uscita sono drasticamente ridotti.

La disoccupazione ha raggiunto livelli elevati, sia tra i lavoratori all’interno dei Territori Palestinesi, sia tra quanti lavoravano in Israele: dei 130.000 palestinesi che nei primi nove mesi del 2000 lavoravano in Israele ne sono rimasti 30.000, di cui 20.000 solo a Gerusalemme. I lavoratori che riescono a raggiungere Israele sono costretti a percorrere strade alternative e secondarie per evitare i check-point; per quanti devono muoversi all’interno dei Territori e raggiungere città o villaggi, le condizioni della mobilità sono ancora peggiori: per percorrere pochi chilometri s’impiegano ore e il pericolo di rimanere coinvolti in scontri è elevato. L’impatto del conflitto sulle persone, sulle abitazioni, sull’ambiente è fortissimo. Se alla fine del 2000 la percentuale della popolazione sotto la soglia della povertà (2 dollari americani al giorno a persona) era del 31%, nell’aprile 2001 aveva già superato il 50%. Il 32% della popolazione vive di aiuti umanitari.

E’ difficile predire quanto ancora potrà durare. In queste condizioni il sostegno sociale, finanziario, sanitario, alimentare da parte delle associazioni umanitarie serve a incoraggiare la popolazione, a dare loro speranza e... pane. A Betlemme (Beit Lehem significa proprio "casa del pane") dall’inizio della nuova intifada i Salesiani distribuiscono quotidianamente il pane prodotto nel loro forno a oltre 500 famiglie. Ogni giorno il forno produce oltre duemila pani che, in condizioni di normalità, danno un ricavo loro giornaliero di circa mezzo milione di lire. Attualmente la maggior parte della produzione vene distribuita gratuitamente. Le spese di gestione del forno sono elevate: quotidianamente vengono impiegate quattro persone, utilizzati 300 chili di farina e 34 litri di combustibile. Al momento, quindi, le attività del forno presentano problemi di sostenibilità. Oltre che per il forno, i Salesiani a Betlemme sono conosciuti per la loro scuola tecnica professionale. La scuola sta soffrendo le restrizioni imposte dalla situazione: nonostante tutto si sta cercando di assicurare un ritmo di normalità, mantenendo aperti i corsi, pagando lo stipendio agli insegnanti e garantendo i servizi offerti.

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